La rinascita del Pecorino

La riscoperta del Pecorino non sarebbe stata possibile senza la lungimiranza, la tenacia e la lucidità di Guido Cocci Grifoni che fin dai primi anni Ottanta, andando controcorrente rispetto alle tendenze del mercato che preferiva investire in una produzione più quantitativa che qualitativa e prediligeva i vitigni internazionali piuttosto che gli autoctoni, ha saputo credere nelle potenzialità del vino da vitigno Pecorino. Un successo segnato dal riconoscimento della DOC, ottenuto nel 2001.

La cronaca di una ricerca

Nei primi anni Ottanta la ricerca di Guido Cocci Grifoni si era concentrata, in particolare, su vitigni autoctoni a bacca bianca che permettessero di ottenere dei vini meno standard del Trebbiano, della Malvasia e di altri minori vitigni a bacca bianca, non entusiasmanti dal punto di vista tecnico e produttivo. Con gli amici e colleghi Giancarlo Moretti dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, Leonardo Seghetti dell’Istituto Agrario di Ascoli Piceno e il sommelier recentemente scomparso Teodoro Bugari -che tanto peso ha avuto nella costituzione dell’AIS Marche e nel diffondere la cultura della viticoltura picena-, parte così la ricerca bibliografica per verificare la presenza storica nel territorio Piceno di antichi vitigni autoctoni a bacca bianca. Dalla ricerca emerse che, a nord del corso del Tronto, sulla sponda destra, a 1000 metri sul mare, vicino ad Arquata del Tronto, c’era un vigneto piccolissimo, praticamente abbandonato, di proprietà allora di un ottantenne, dove era presente un antico vitigno denominato “Pecorino”.

Lo stesso Guido Cocci Grifoni ricorda: “Nel 1982, un mattino di Settembre, prima della vendemmia, io, il dottor Giuseppe Frascarelli (Segretario della CCIAA di Ascoli Piceno) e il geometra Piergiorgio Liberati ci recammo ad Arquata del Tronto, in frazione Pescara. Liberati mi aveva informato che qui, il signor Cafini era proprietario di una vecchia vigna coltivata a Pecorino; arrivati sul luogo Cafini stesso ci indicò alcuni tralci di 2-3 generazioni. Quel mattino non prelevammo i tralci, ma ci limitammo a segnarli con del nastro adesivo. Nel febbraio successivo tornai a prendere i tralci e li portai in azienda. Per effettuare gli innesti mi avvalsi della collaborazione di Bernardo Lanciotti, proprietario di un podere in Offida” [tratto da: “La Riscoperta del Pecorino: storia di un vitigno e di un Pecorino” Editore Tecniche Nuove, Milano 2009].

Considerate le caratteristiche del vitigno, si giunse infine alla determinazione di collocare le piante nel territorio più a nord. Nel 1984 le marze furono inviate ai Vivai Cooperativi Rauscedo di Pordenone, che realizzarono le prime barbatelle. La prima vendemmia quantitativamente rilevante risale al 1990. A questi anni risale la prima produzione di vino ottenuto da uve Pecorino vinificate “in purezza”; il prodotto iniziò a essere imbottigliato come vino bianco da tavola senza indicazione né dell’annata né del nome “Pecorino”. Vista la buona qualità del prodotto ottenuto, Guido Cocci Grifoni impiantò il primo ettaro. Oggi esiste ancora il primo vigneto di “piante madri” realizzato negli anni Ottanta.