STORIA

IL VITIGNO PECORINO NELLA STORIA

Come ogni storia che si rispetti, anche quella del Pecorino si perde nella notte dei tempi. A metà dell’Ottocento nel Piceno, territorio già conosciuto dagli antichi romani come eccellente zona di produzione di vini esportati anche in Gallia.

Nella zona prevalgono gli arativi vitati, piccole vigne maritate agli alberi da frutto disseminate negli orti contadini. La vigna specializzata si conservava solo in montagna o nelle zone impervie inadatte alle colture alimentari.

Uno di questi territori vitivinicoli, da cui provengono gli antichi vitigni autoctoni utilizzati per la produzione dell’attuale Pecorino, si trova ad Arquata del Tronto, piccolissimo borgo montano, posto alle pendici del Monte Vettore, nel parco nazionale dei Monti Sibillini.

Il vitigno del Pecorino, è cresciuto in questo luogo geografico adattandosi in modo simbiotico al territorio che da secoli lo ospita. Non è sceso a compromessi per sopravvivere, non ha accettato di adeguarsi ai cambiamenti, è rimasto fedele alle sue caratteristiche e ha mantenuto stretto il legame con il territorio di origine. Oggi sono le colline Picene, la terra vocata per questo vitigno che, da mosti zuccherini e sostenuti livelli acidici, dà origine a prodotti molto profumati, longevi, con alta acidità, la cui vendemmia è sempre precoce. Il microclima costituito dalla giusta esposizione al sole e dalle brezze che scendono la notte dai Monti Sibillini permette l’equilibrio peculiare del Pecorino, fatto di numeri “esagerati” per un vino nato da un vitigno a bacca bianca: un alto tenore in zuccheri, un contenuto di acidi superiore a 8 g/l, un valore di pH intorno a 3 e un estratto secco netto superiore a 24 g/l.

 

La rinascita del Pecorino

Alla fine degli anni ’70 il vitigno Pecorino era praticamente scomparso e con esso anche il prezioso nettare che ne deriva.

È proprio in questo frangente temporale che entra in scena Guido Cocci Grifoni il quale, legato da amicizia con un sommelier di grande esperienza, Teodoro Bugari, decide di mettersi alla ricerca di questo vitigno autoctono nelle terre selvagge del Parco nNazionale dei Monti Sibillini.


In una intervista dell’epoca fatta a Guido Cocci Grifoni si legge di quando rintracciò una vecchia vite allevata a Pecorino ad Arquata del Tronto:

“…una mattina di settembre, prima della vendemmia io, ed altri ci recammo ad Arquata del Tronto, in frazione di Pescara, qui mi avevano segnalato un’antica vigna coltivata a Pecorino. Arrivati sul luogo mi vennero indicate dal proprietario del terreno il sig. Cafini alcuni tralci che erano evidentemente vecchi di due tre generazioni. Nel febbraio successivo tornai a prendere i tralci e li portai in azienda a Ripatransone, dove effettuai i primi innesti: la mia idea era di coltivarlo in purezza. Lo so, era una idea balzana, lo dicevano tutti, me lo ripetevano sempre le sere d’inverno i miei amici davanti al fuoco, ma io volevo quel vino, sapevo che era possibile, e non ho mai dubitato”.

Nel Febbraio del 1983 furono quindi effettuati i primi innesti su alcuni filari di viti in differenti esposizioni geografiche all’interno dei terreni della Tenuta Cocci Grifoni e dopo appena due anni furono prodotte le prime damigiane di vino.
Oggi la vigna storica del 1983 di piante madri del Pecorino è il cuore della Tenuta dove i Cocci Grifoni coltivano, da sempre, le uve di Pecorino da cui nasce l’inconfondibile DOCG in purezza “Colle Vecchio”. 


Contornata da calanchi e di pendenza accentuata, la Vigna Madre è inserita in un complesso naturalistico di notevole valore, all’interno di un ecosistema che attraversa i borghi medievali di Ripatransone, Grottammare e Cossignano per ridiscendere poi nella valle del fiume Tronto, nel sud della regione Marche. È abitata dalla fauna più rara dell’ecosistema calanchivo, come i rapaci notturni che nidificano nei pertugi delle alte falesie di roccia calcarea ed è spesso attraversata da falchi pellegrini e nibbi bruni.

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Pioniere e fondatore della Tenuta Cocci Grifoni

Guido Cocci Grifoni

La storia del Pecorino si intreccia in maniera indissolubile con quella di Guido Cocci Grifoni, fondatore nel 1970 dell’omonima azienda Tenuta Cocci Grifoni, che oggi si colloca nel panorama vitivinicolo italiano come una grande e storica azienda a gestione familiare, con una produzione annua di circa 400 mila bottiglie, destinate, per la gran parte, all’esportazione.

La rinascita e l’affermazione del vino Pecorino non sarebbe stata possibile senza la lungimiranza e la tenacia di Guido Cocci Grifoni e della famiglia che hanno fortemente creduto nelle potenzialità di questo vitigno, scegliendo di andare totalmente controcorrente rispetto a una produzione enologica ad alte rese basata sulla coltivazione di vitigni internazionali. Un successo segnato dal riconoscimento della DOC, ottenuto nel 2001, che ha dato il via alla produzione del Pecorino iconico dell’azienda “Colle Vecchio”, prodotto con uve coltivate esclusivamente nella Tenuta, in quella porzione di territorio che collega il Mar Adriatico al Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Qui la Tenuta Cocci Grifoni vanta ampie aree boschive per la conservazione dell’habitat naturale e scenari mozzafiato come i profondi fossati dei canyon di calcare che si snodano per 30 km delineando il naturale confine delle tenute. I vigneti, custoditi dalla famiglia nell’arco di quattro generazioni, sono interamente destinati alla tutela della biodiversità ampelografica attraverso la coltivazione esclusiva di vitigni autoctoni italiani e il recupero del germoplasma aziendale sulle cultivar del 43° parallelo nord.

La proprietà si estende per 100 ettari di terra nel sud della regione Marche, all’interno di un territorio delimitato da crinali calanchivi che racchiudono un ecosistema naturale, unico e prezioso, tutelato come “area di rilevante valore paesaggistico”.

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